
CRONACA DI UN CERVELLO IN SCIOPERO
(…) A volte penso alla mia infanzia e mi sembra di ricordare un altro pianeta. Le famiglie si riunivano davvero intorno a un tavolo. I nonni raccontavano sempre le stesse storie e noi facevamo finta di sentirle per la prima volta. Le sere d’estate si scendeva in strada con una sedia sotto il braccio e, senza aver creato un gruppo WhatsApp chiamato «Estate 1982», nel giro di dieci minuti eravamo tutti insieme. Bastava qualcuno che dicesse: «Scendete?» e il problema organizzativo era risolto. Oggi, invece, per prendere un caffè con quattro amici servono diciassette messaggi, tre sondaggi, due calendari condivisi e, alla fine, qualcuno scrive inevitabilmente: «Facciamo dopo l’estate.»(…)
UN POSTO DOVE TORNARE
(…)Lui apparteneva già a un’altra vita e questo Marcella lo aveva saputo fin dal primo giorno. Eppure, ogni volta che stavano insieme, tutto il resto si dissolveva. Con lei diventava un uomo diverso: più leggero, più presente, più giovane. Aveva quella capacità, pericolosa e rassicurante insieme, di separare i mondi senza farli mai scontrare davvero. E lei, ogni volta, finiva per credere che quello spazio sospeso fosse la loro vera esistenza (…)
IL CADAVERE NEL QUINTO
(…) Quando Rosa Mancini aprì le persiane erano da poco passate le sette e mezza. A Porto San Michele l’aria del mattino portava sempre con sé l’odore del mare. Il porto era ancora immerso nella foschia e i primi pescherecci stavano rientrando, mentre il vecchio stabile affacciato sul cortile sembrava ancora addormentato (…)