Scrivere, in realtà, c’è sempre stato nella mia vita.
Storie, lettere, pensieri, pagine cominciate e qualche volta lasciate a metà. Parole affidate alla carta senza sapere bene perché, né per chi. Sono rimaste lì, nei cassetti, insieme allo scorrere del tempo.
Nel frattempo la vita faceva il suo mestiere.
Mi portava altrove, riempiva le giornate di lavoro, famiglia, persone, problemi, risate, preoccupazioni. E io continuavo a scrivere, ogni tanto. Senza pensare che quelle parole dovessero andare da qualche parte.
Poi sono arrivati i settant’anni.
E un giorno mi sono guardata intorno.
Mi sono accorta che alcune delle persone che avevano camminato con me per un pezzo importante della strada non c’erano più. Persone che avevano conosciuto la ragazza che ero, la donna che sono diventata, pezzi della mia vita che ormai esistono soltanto nella memoria.
È stato allora che ho preso coscienza di una cosa molto semplice: il tempo che avevo davanti era decisamente meno di quello che avevo alle spalle.
E, stranamente, questo pensiero non mi ha fatto paura.
Mi ha dato quasi un senso di sollievo.
Perché quando capisci davvero che il tempo non è infinito, smetti anche di sprecarne tanto per essere come gli altri si aspettano che tu sia.
Ho pensato a mio figlio. Ai miei nipoti. Alle persone che amo e che continueranno il loro cammino quando il mio si sarà fermato.
Ed è stato allora che ho capito che non volevo più lasciare ciò che scrivevo chiuso in un cassetto. Volevo che quelle parole uscissero fuori, che diventassero qualcosa da condividere
Volevo lasciare una traccia.
Non qualcosa di importante per il mondo. Qualcosa di mio per loro.
Una storia, un ricordo, un modo di pensare, persino una battuta. Qualcosa che un giorno potesse far dire: questa era lei.
Perché il tempo, quando cominci a sentirne davvero il valore, diventa prezioso. E allora viene naturale scegliere con più cura a chi darlo, dove spenderlo e soprattutto come viverlo.
Io ho scelto di viverne una parte così: davanti a una pagina, inventando storie, recuperando ricordi, mettendo in fila parole.
Senza troppe sovrastrutture. Senza chiedermi se sia troppo tardi.
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